Il rating di un’obbligazione è strettamente connesso al concetto di rischio emittente. Non tutti le aziende o le istituzioni, infatti, presentano il medesimo grado di affidabilità, intesa in questo caso come capacità patrimoniale, amministrativa o politica di rimborsare i debiti contratti. Il processo di rating risponde alle medesime domande che le banche si pongono prima di concedere un mutuo o un finanziamento: il cliente sarà in grado di restituire quanto deve e di far fronte agli interessi? Normalmente, gli istituti di credito portano avanti complessi calcoli statistici e attuano vere e proprie indagini patrimoniali prima di decidere. Per ovvie ragioni, un comune investitore che voglia decidere la destinazione dei propri risparmi non può certo avvalersi in prima persona di strumenti di accertamento altrettanto sofisticati, specialmente nei confronti di grandi compagnie, banche o persino istituzioni statali. Per ovviare a questa asimmetria informativa sono nate delle apposite agenzie di rating: si tratta di società specializzate nell’analisi del mercato del credito, in grado di fornire al pubblico una valutazione sintetica dell’affidabilità degli emittenti obbligazionari. Questo intero processo viene detto “rating”, così come il “voto” finale attribuito ai vari operatori. Il verdetto delle società di rating segue una precisa scala gerarchica: la “D” è riservata agli emittenti in via di fallimento, la “C” indica insolvenza nel pagamento degli interessi, il “B” individua titoli speculativi e ad alto rischio, la “A” designa le aziende, le banche e i governi più affidabili. All’interno di ciascuna di queste categorie esistono delle distinzioni ulteriori: la “A” e la “B”, in particolare, prevedono 9 gradini indicati come “AAA”, “AA+”, “A+”, “A-”, “BBB”, e così via. La differenza tra i singoli passaggi è sottile ma significativa, tanto in termini di sicurezza per l’acquirente quanto di rendimenti offerti. Tra le principali agenzie di rating, ricordiamo le celeberrime Standard&Poors (S&P) e Moody’s, ciascuna delle quali adotta un proprio standard di valutazione. Nonostante la loro pluridecennale esperienza, tuttavia, queste stesse società sono state criticate in occasione della crisi finanziaria iniziata nel 2007, per non aver saputo prevedere i fattori critici che avrebbero portato al fallimento di numerose banche d’affari statunitensi e internazionali.