Il rendimento potenziale di un’obbligazione non è dato semplicemente dal suo tasso d’interesse, ma anche dalla differenza tra prezzo di acquisto e valore di mercato. La maggior parte dei titoli di credito corrisponde al proprietario una “cedola” periodica, vale a dire un emolumento pari agli interessi dovuti nell’ultimo trimestre, semestre o anno. Se l’obbligazione viene acquistata “alla pari” (ovvero, se il prezzo d’acquisto è pari al rimborso alla scadenza), e se essa viene conservata nel portafoglio investimenti per tutta la sua durata, gli interessi corrisposti coincidono con il rendimento complessivo. Il calcolo della remunerazione, in questo caso, è relativamente semplice: è sufficiente moltiplicare il tasso corrisposto per il capitale versato, rapportando il tutto alla durata del bond. Ma le obbligazioni sono spesso quotate in borsa e soggette a transazioni commerciali che prendono in considerazione anche il loro valore effettivo di mercato. Quest’ultimo è legato indissolubilmente ai tassi ufficiali: nell’arco di tempo compreso tra l’emissione e la scadenza di un’obbligazione, infatti, gli interessi di mercato possono oscillare anche sensibilmente, superando a volte il rendimento del titolo in questione. In tal caso, il proprietario dell’obbligazione si ritrova con un rendimento inferiore a quello che avrebbe potuto ottenere se si fosse orientato verso altre forme di investimento o se avesse atteso i titoli di nuova emissione. L’obbligazione, di conseguenza, perde parte della propria attrattiva, e la sua quotazione si abbassa sino a compensare il mancato guadagno. Così, chi volesse acquistare il bond, sarebbe disposto a farlo soltanto a un prezzo inferiore rispetto a quello fissato quando i tassi di mercato erano più bassi e il titolo più conveniente. Ovviamente, resta valido anche il ragionamento opposto: se i tassi di mercato scendono, quello previsto nel contratto obbligazionario sembrerà più attraente, e il valore del titolo non potrà che aumentare. Il rendimento di un’obbligazione, quindi, deve essere valutato anche sulla base del prezzo di acquisto della stessa, e in ragione dell’eventuale perdita o guadagno in caso di vendita anticipata.