“Step up” e “step down”: un passo verso l’alto, un passo verso il basso. Non sono le indicazioni fornite da un corso di aerobica, ma semplicemente i nomi di due tipologie di obbligazioni non strutturate, provviste di un meccanismo di pagamento degli interessi simmetricamente opposto l’una dall’altra. A dispetto della denominazione apparentemente complessa, le obbligazioni “step up” e “step down” non sono altro che titoli di debito a tasso fisso e cedola variabile nel tempo. In pratica, nonostante il tasso di interesse sia determinato al momento dell’emissione e risulti quindi certo per l’intera durata del bond, l’importo del versamento periodico al titolare aumenta o diminuisce di semestre in semestre e di anno in anno, o in alternativa scala verso l’alto o verso il basso a partire da una data prestabilita. Nel caso delle obbligazioni step up, le prime cedole saranno quindi d’importo contenuto, generalmente inferiore al rendimento medio fornito da titoli dalle caratteristiche comparabili o persino più basso del tasso ufficiale di mercato. Le ultime cedole, tuttavia, cresceranno in misura tale da compensare i mancati introiti degli anni precedenti. L’opposto vale per le obbligazioni step down: le prime cedole saranno elevate, ma andranno via via a calare con il passare degli anni. Questo meccanismo non è fine a se stesso, ma deve essere messo in relazione con l’andamento atteso dei tassi di mercato per un periodo pari alla durata del titolo. Se si prevede un ribasso sostanziale, un’obbligazione step down abbinerà a un rendimento immediato molto alto anche una cedola futura non troppo inferiore al tasso di mercato, mantenendo così una buona quotazione in Borsa. Alle stesse condizioni, un’obbligazione step up offrirà negli anni a venire una remunerazione relativamente più alta, acquisendo così valore con il tempo.