Le obbligazioni strutturate sono strumenti di investimento costituiti da una componente di debito e da un elemento finanziario aggiuntivo, che ne vincola il rendimento all’andamento di fattori esterni quali il prezzo di un titolo azionario o il costo delle materie prime. Questo genere di prodotto complesso può offrire forti remunerazioni, a fronte però di un’elevata componente aleatoria; in molti casi, inoltre, la struttura sottostante al titolo è di difficile comprensione per un investitore non istituzionale, e a volte risulta tanto involuta da richiedere analisi approfondite anche da parte di esperti della finanza. Le obbligazioni strutturate sono emesse in primo luogo da banche e istituti di credito, al fine di raccogliere capitale per erogare mutui e finanziamenti (come nel caso delle obbligazioni fondiarie) o per trasferire a terzi il rischio di insolvenza dei propri debitori (operazione definita in gergo tecnico come “cartolarizzazione”). Possono essere quotate in borsa, ma generalmente presentano un basso numero di transazioni e una scarsa liquidità, aumentando per i titolari il rischio di perdite legato alla vendita anticipata rispetto alla scadenza. Nel caso si proceda alla quotazione di un’obbligazione strutturata, la banca emittente è tenuta a pubblicare un foglio informativo rivolto ai potenziali acquirenti, chiarendo le caratteristiche dello strumento e il suo rendimento atteso al verificarsi dei vari eventi attesi. Ogni anno, soltanto in Italia, vengono quotate obbligazioni strutturate per un controvalore medio compreso tra i 10 e i 15 miliardi di euro; lo stock complessivo attualmente in circolazione ha un controvalore superiore ai 200 miliardi. In questo scenario, le obbligazioni index linked costituiscono una delle categorie più diffuse di titoli strutturati.