I titoli di Stato sono obbligazioni emesse dalle istituzioni per raccogliere liquidità; di fatto, si tratta di prestiti concessi dai cittadini al governo, a fronte della restituzione del capitale investito e di una percentuale variabile di interessi. Ogni Paese stabilisce le condizioni e la quantità di obbligazioni emesse, che vengono collocate sul mercato nel corso di aste pubbliche pianificate con largo anticipo. In Italia, esistono varie categorie di titoli di Stato: i Buoni del Tesoro Poliennali (Btp), obbligazioni a tasso fisso e con durata medio-lunga (da 5 a 30 anni); i Buoni Ordinari del Tesoro (Bot), senza cedola e a breve scadenza (3, 6, 9 o 12 mesi); i Certificati di Credito del Tesoro (Cct), con estensione massima di sette anni e interessi indicizzati all’ultimo Bot semestrale emesso; i Certificati del Tesoro Zero-coupon (Ctz), investimento di breve-medio periodo (da 18 a 24 mesi) senza cedola; e, per finire, Boc, Bop e Bor, Buoni ordinari emessi rispettivamente da comuni, province e regioni. La convenienza di ciascuno di questi titoli dipende dall’orizzonte temporale dell’investitore e dal suo profilo di rischio. Le obbligazioni statali, infatti, sono generalmente considerate come forme di investimento tutt’altro che speculativo, visto anche l’elevato profilo di rating attribuito alle istituzioni governative (l’eventualità del fallimento dello Stato italiano, anche in tempi di crisi finanziaria, è talmente remota da risultare pressoché inesistente). A un basso rischio corrispondono però bassi rendimenti, soprattutto in un momento in cui molti risparmiatori cercano rifugio dalla volatilità dei mercati azionari ripiegando sui titoli di debito. Nel corso dell’asta di fine aprile 2009, l’elevata domanda di obbligazioni statali ha portato gli utili ai minimi storici, con una remunerazione lorda fissata all’1,07% per i Bot semestrali e all’1,8% per i Ctz a 2 anni.