Solitamente, il pagamento degli interessi generati da un’obbligazione avviene su base periodica, mediante la corresponsione di quella che viene definita “cedola” per tutta la durata del contratto. Vi sono però alcune obbligazioni che non prevedono pagamenti periodici, ma soltanto la restituzione del capitale, maggiorato di una percentuale prefissata, in un’unica soluzione finale: l’esempio più noto di questo tipo di obbligazioni senza cedola è dato probabilmente dai Buoni ordinari del tesoro (Bot) a medio e lungo periodo. Per convenzione, il valore di rimborso delle obbligazioni senza cedola, o “zero-coupon bond” (Zcb), è dato pari a 100; il costo di acquisto all’emissione, in proporzione, è necessariamente inferiore a 100, o “sotto la pari”. Il rendimento percentuale delle obbligazioni zero-coupon si può calcolare rilevando la differenza tra il capitale investito e quello ottenuto alla scadenza, e rapportando il tutto con l’importo rimborsato, il tutto in fattore di 100. Se il prezzo di acquisto fosse pari a 95, ad esempio, la remunerazione offerta da una zero-coupon sarebbe data da (100-95) /95 (ovvero, il 5,26 per cento). La durata di questi titoli di credito è di medio-lungo periodo, o comunque superiore ai 12 mesi. Se in questo arco di tempo i tassi d’interesse restano sostanzialmente invariati, il prezzo delle obbligazioni zero-coupon cresce nel tempo, dal momento dell’emissione, sino a raggiungere la pari (ovvero, 100) al momento della scadenza. Ma se gli interessi ufficiali scendono o salgono, com’è probabile che accada, la quotazione di uno Zcb può impennarsi o crollare in misura proporzionale: nel secondo caso, un investitore che avesse bisogno di smobilitare il titolo per ottenere liquidità, si troverebbe con una remunerazione decurtata rispetto al pieno potenziale dello strumento.